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Il rifiuto del part-time legittima il licenziamento solo se c'è prova dell'esistenza e del perdurare della crisi e l'impossibilità di mantenere il tempo pieno

Il rifiuto della trasformazione da full time a part time non costituisce giustificato motivo oggettivo di licenziamento (art. 5, c. 1, D.Lgs n. 61/2000): peraltro, la giurisprudenza comunitaria impone l'interpretazione secondo la quale, se il datore di lavoro prova l'esistenza di effettive esigenze economico-organizzative in virtù delle quali non può più mantenere in forza il lavoratore a tempo pieno, nonché il nesso tra queste e il provvedimento espulsivo, il licenziamento è legittimo.Fermo restando tale assunto, la Corte di Cassazione, con la Sentenza n.

Esonero contributivo triennale applicabile anche alle assunzione a tempo indeterminato di giornalisti

Con Delibera del Consiglio di amministrazione n. 52 del 15 ottobre 2015 l'INPGI ha disposto che le disposizioni in materia di esonero contributivo triennale previste dalla Legge di Stabilità 2015, troveranno applicazione anche con riferimento alle assunzioni a tempo indeterminato di giornalisti.L'esonero avrà decorrenza dal 1° gennaio 2015 a condizione che venga presentata, da parte del datore di lavoro, apposita istanza ovvero che lo stesso abbia richiesto l'attribuzione dei benefici di cui alla delibera INPGI n. 50/2014.

Dirigenti e primi livelli: il patto di prova non può superare i 3 mesi

In materia di patto di prova, la Corte di Cassazione ha chiarito che deve considerarsi illegittimo il patto di prova relativo ad un rapporto di lavoro con un dirigente o un primo livello, qualora lo stesso abbia una durata superiore ai 3 mesi.Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 21874 del 27 ottobre 2015, ha precisato che in materia di patto di prova risulta necessario fare riferimento alla previsione di cui all'art. 2096 del codice civile ed al relativo rimando al R.D.L. n. 1825/1924, il quale risulta non abrogato e tutt'oggi in vigore.

L'omesso versamento di ritenute è ancora reato

La Corte di Cassazione ha chiarito che l'omesso versamento di ritenute previdenziali è ancora catalogabile come reato e non come illecito amministrativo, nonostante la Legge n. 67/2014 deleghi al Governo l'adozione di uno o più decreti legislativi al fine di rivedere la disciplina sanzionatoria di alcuni reati, prevedendo nel caso dell'omesso versamento di contributi per una somma inferiore a dieci mila euro su base annua, la depenalizzazione da reato ad illecito amministrativo.La Sentenza n.

Cassazione: legittimo il licenziamento se la crisi aziendale è documentabile

Con la Sentenza n. 21631 pubblicata il 23 ottobre 2015 la Corte di Cassazione è intervenuta in merito alla legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo riconducibile a difficoltà economiche dell'impresa.In particolare la Suprema Corte ha affermato che serve una prova certa e documentabile del reale calo del fatturato, affinché sussista il GMO nel procedere ai licenziamenti per riduzione del personale.

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