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Le minacce e offese al capo possono costare il posto

La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso del lavoratore, ha ritenuto legittimo il licenziamento operato dall'azienda per le ingiurie e minacce rivolte dal lavoratore stesso al proprio superiore durante una discussione.Nella Sentenza n. 20071 del 7 ottobre 2015, la Suprema Corte ha precisato che laddove il giudice d'appello abbia motivato in modo esauriente e completo la valutazione della gravità dell'inadempimento contestato al lavoratore rispetto alla sanzione comminata, non è possibile un riesame in sede di legittimità.

Licenziato il lavoratore complice del furto di merce in azienda

In materia di licenziamento disciplinare, la Corte di Cassazione ha statuito la piena legittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente che, nell'ambito delle sue mansioni, agevola terzi a commettere un furto di merce in azienda.Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 20082 del 7 ottobre 2015, ha precisato che la sanzione espulsiva risulta giustificata dal momento che la partecipazione all'illecito, oltre che essere rilevante penalmente, costituisce una condotta talmente grave da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario con il datore di lavoro.

Maxi sanzione per lavoro nero: primi chiarimenti dal Ministero del Lavoro sul regime intertemporale

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la Lettera circolare n. 16494 del 7 ottobre 2015, nelle more dell'emanazione delle prime indicazioni operative sulla nuova disciplina della maxi sanzione per lavoro nero introdotta dal D.Lgs n. 151/2015, entrato in vigore il 24 settembre 2015, fornisce indicazioni in merito al regime intertemporale.In particolare, il Ministero chiarisce che, in relazione alle condotteiniziate e cessate prima del 24 settembre 2015, si applica l'apparato sanzionatorio precedentemente vigente, ivi compresa la fattispecie attenuata di maxisanzione (c.d.

Cassazione: il ricorso va depositato entro 180 giorni dalla spedizione dell'impugnativa del licenziamento

Con la Sentenza n. 20068/2015, pubblicata il 7 ottobre, la Cassazione interviene in merito ai nuovi termini per l'impugnazione dei licenziamenti introdotti dalla Riforma Fornero (il lavoratore ha tempo 60 giorni per impugnare in via stragiudiziale, e può entro i successivi 180 giorni rivolgersi ad un giudice).La Suprema Corte sostiene che l'atto rivolto contro il licenziamento individuale è una fattispecie a formazione progressiva con doppio termine di decadenza.

MICROCREDITO: FINANZIAMENTI PER PROFESSIONISTI E PICCOLE IMPRESE

Facilitare i finanziamenti fino a 25mila euro per professionisti e piccole imprese che non possiedono
garanzie. Con questo obiettivo diventano operativi gli interventi del Fondo di garanzia in favore del
microcredito. Professionisti e imprese potranno ottenere una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti
concessi dalle banche per operazioni fino a 25mila euro per l'acquisto di beni, il pagamento di nuovi
dipendenti o soci lavoratori, e di corsi di formazione.

La mancata notifica della cartella è impugnabile attraverso l'estratto di ruolo: Sezioni Unite

Con Sentenza 2 ottobre 2015, n. 19704, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha chiarito che l'impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata notificata, e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l'estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario, è ammissibile.Una lettura costituzionalmente orientata dell'articolo 19, D.Lgs. n.

No al licenziamento orale del dipendente

In tema di licenziamento, la Corte di Cassazione ha statuito l'illegittimità del provvedimento espulsivo effettuato oralmente nei confronti del dipendente che va riammesso in servizio, come risulta dal telegramma contenente la richiesta di reintegrazione da parte del lavoratore. In particolare la Suprema Corte, con l'Ordinanza n.

Legittimo il demansionamento concordato se il lavoratore rifiuta il trasferimento

Nel caso in cui l'azienda sopprima l'attività lavorativa e il lavoratore rifiuti il trasferimento ad oltre centocinquanta chilometri dalla sua residenza, il patto di demansionamento sottoscritto dal lavoratore, senza restrizioni alla propria volontà, per evitare il licenziamento è da considerarsi legittimo.È questa la conclusione cui giunge la Corte di Cassazione, che nella Sentenza n.

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