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TFR maturato durante la CIGS: istruzioni per la liquidazione diretta da parte dell'INPS

L'INPS, nella Circolare n. 24 del 31 gennaio 2017, illustra la nuova procedura di liquidazione diretta del TFR maturato durante periodi di fruizione della CIGS.Come noto, il D.Lgs n. 148/2015 ha abrogato la previsione contenuta nell'art. 2, comma 2, Legge n. 464/72, in base alla quale le quote di TFR maturate dai lavoratori licenziati al termine del periodo di fruizione della CIGS sono a carico dell'INPS. Tale abrogazione ha efficacia per i trattamenti di integrazione salariale richiesti a partire dal 24 settembre 2015. Non solo, la previgente disciplina (compreso l'art. 2, comma 2, Legge n.

No alla ricostituzione del rapporto di lavoro per revoca del recesso

In materia di licenziamento disciplinare, la Corte di Cassazione ha statuito che la revoca del recesso da parte del datore non ha di per sé l'effetto di ricostituire il rapporto lavorativo, essendo necessaria una manifestazione di volontà (anche tacita) del lavoratore. La Suprema Corte, con la Sentenza n. 1909 del 25 gennaio 2017, ha precisato che ai fini della revoca del provvedimento espulsivo e della ricostituzione del rapporto non è sufficiente l'invito alla ripresa del servizio rivolto dal datore, ma occorre un accordo che presuppone corrispondenza tra proposta ed accettazione.

Nessun risarcimento per 'bossing' se il capo è solo burbero

Con la Sentenza n. 2012 depositata il 26 gennaio 2017, la Corte di Cassazione è intervenuta in merito al configurarsi o meno di 'bossing' e della conseguente spettanza di eventuale risarcimento del danno, nei rapporti tra responsabile e suoi sottoposti.Nello specifico la Suprema Corte ha stabilito che non si configura 'bossing', né spetta quindi alcun risarcimento, qualora il responsabile risulti solo burbero o brusco nei modi, senza che detti comportamenti siano indirizzati ad un particolare lavoratore ma siano invece rivolti a tutto lo staff.

Licenziamento della lavoratrice madre non per assenza ingiustificata ma solo per colpa grave

In materia di licenziamento per giusta causa, la Corte di Cassazione ha statuito l'illegittimità della sanzione espulsiva nei confronti della lavoratrice madre per assenza ingiustificata presso la nuova sede di lavoro, pur essendo riammessa nel posto di lavoro precedentemente occupato, in quanto è necessaria l'esistenza di una colpa grave.Con la Sentenza n.

Legittimo licenziare il lavoratore parzialmente abile al lavoro se non è possibile ricollocarlo

La Corte di Cassazione ha statuito la legittimità del licenziamento operato da una casa di cura nei confronti di un fisioterapista che, a seguito di una visita medica, è stato dichiarato solo parzialmente abile allo svolgimento della mansione, stante il fatto che nell'azienda non erano presenti posizioni da ricoprire che non prevedessero la movimentazione di pesi e pazienti.Nella Sentenza n.

Proroga invio spese sanitarie/veterinarie al Sistema Tessera Sanitaria: Provvedimento

Con Provvedimento 25 gennaio 2017, l'Agenzia delle Entrate ha disposto la proroga del termine per l'invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie/veterinarie 2016.In particolare, è previsto che:tutti soggetti tenuti all'invio delle spese sanitarie/veterinarie 2016 avranno tempo fino al 9 febbraio 2017 (anziché fino al 31 gennaio come previsto dalla norma) per la trasmissione telematica al Sistema TS.Si ricorda che quest'anno tra i soggetti tenuti alla trasmissione dei dati rientrano anche le strutture autorizzate e non accreditate, gli psicologi, gli infermieri, le

Licenziato il dipendente che rifiuta di lavorare per il demansionamento e passa alle minacce

In tema di licenziamento per giusta causa, la Corte di Cassazione ha statuito la piena legittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del lavoratore che, dopo aver rifiutato di lavorare in quanto demansionato, finisce per minacciare ed offendere i superiori. La Suprema Corte, con la Sentenza n. 1912 del 25 gennaio 2017, ha sottolineato che la sanzione espulsiva risulta proporzionata, dal momento che il dipendente non si è limitato al rifiuto della prestazione perché assegnato ad una qualifica inferiore, ma ha assunto un comportamento sprezzante verso l'azienda.

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