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Oneri contributivi esclusi solo se le ore di formazione dei giornalisti sono attinenti le loro specifiche competenze

La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso di un giornale contro la sentenza di secondo grado, ha condannato l'azienda a versare i contributi previdenziali connessi alle ore di aggiornamento professionale svolte dai dipendenti della stessa, in quanto non è stata dimostrata la stretta correlazione tra le attività di aggiornamento e le competenze del giornalista che avrebbe consentito l'esonero contributivo.Nello specifico, i giudici della Suprema Corte con la Sentenza n.

Prelievi ingiustificati per professionisti e piccoli artigiani non rilevano (anche ante settembre 2014)

Con Sentenza 4 ottobre 2017, n. 23162, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento, i prelievi bancari ingiustificati di professionisti e piccoli artigiani non sono 'automaticamente' qualificabili come ricavi 'in nero' anche in relazione agli accertamenti effettuati ante settembre 2014. Infatti, la Sentenza 24 settembre 2014, n. 228, la quale la Corte Costituzionale ha posto a carico del fisco l'onere di dimostrare l'inerenza di tali movimentazioni con il presunto reddito occulto, è da considerarsi retroattiva.

Confermata l'ulteriore proroga dello spesometro: Comunicato MEF

Con Comunicato stampa 4 ottobre 2017, n. 163, il MEF ha annunciato l'ulteriore proroga del termine per inviare all'Agenzia delle Entrate i dati relativi alle fatture emesse e ricevute in riferimento al primo semestre 2017, c.d. 'spesometro'.In particolare, la scadenza entro cui effettuare l'adempimento in esame è stata confermata al 16 ottobre 2017 come era stato annunciato dalla stampa specializzata (vedi Seac info 3 ottobre 2017).Il D.P.C.M. che dispone la proroga è stato firmato ed è in corso di pubblicazione.

Diffondere immagini lesive dell'azienda nella chat tra colleghi non legittima il licenziamento

In tema di licenziamento, la Corte di Cassazione ha statuito l'illegittimità del provvedimento espulsivo adottato da un'azienda nei confronti del dipendente che ha diffuso un'immagine del logo aziendale rivisto in tono satirico nella chat tra colleghi.La Sentenza n. 2499 depositata il 31 gennaio 2017 afferma infatti che la diffusione dell'immagine solo ad alcuni colleghi e non all'esterno dell'azienda non può causare una lesione dell'immagine della stessa tale da legittimare il licenziamento che, quindi, viene dichiarato ritorsivo nei confronti del lavoratore e, di conseguenza, illegittimo.

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